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Sede del CESPES

Il «CESPES – Centro Interdipartimentale di Studi su Pascal e il Seicento» ha sede nei locali del Dipartimento di Scienze Umanistiche (Monastero dei Benedettini, stanza 260/2) dell’Università di Catania. Sull’antica acropoli della città di Catania si trova il Monastero benedettino di San Nicolò l’Arena, gioiello del tardo barocco siciliano e complesso benedettino tra i più grandi d’Europa. L’edificio monastico, che nasce nel Cinquecento e si sviluppa fino ai giorni nostri, è un esempio di integrazione architettonica tra le epoche: contraddistinto da molteplici trasformazioni, oggi è patrimonio mondiale dell’Unesco. Sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania, custodisce al suo interno una domus romana, i chiostri e uno splendido giardino pensile.

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Storia del Monastero, storia di una città

Il Monastero dei Benedettini di Catania viene fondato dai monaci cassinesi nel 1558. Sconvolto da calamità naturali, distrutto e ricostruito, il Monastero è esempio di integrazioni tra le epoche storiche. Visitandolo si possono leggere, come in un libro aperto, i cambiamenti subìti a causa della colata lavica prima e del terremoto dopo, ma anche degli usi civili a cui viene destinato subito dopo l’Unità d’Italia.

Il primo impianto, nasceva a forma quadrata con un chiostro interno definito «Chiostro dei Marmi» (ridefinito in seguito «Chiostro di Ponente»), per via della presenza del pregiato marmo di Carrara nell’elegante colonnato secentesco, nella fontana quadrilobata posta al centro, e dei decori rinascimentali che ne addolcivano maggiormente l’aspetto.

Il XVII secolo catanese è legato alla terribile colata lavica del 1669 e dal catastrofico terremoto del 1693. L’8 marzo del 1669, dopo ripetute scosse sismiche e assordanti boati provenienti dal vulcano Etna, si aprono due profonde fenditure da cui esce lava. Si alzano colonne di fumo, in seguito alle esplosioni vengono scagliati materiali piroclastici: l’Etna è in eruzione, il vulcano dimostra tutta la sua potenza. La colata raggiunge la cinta muraria della città intorno la fine di aprile, giungendo fino alle mura del monastero cinquecentesco. La città era stata difesa strenuamente utilizzando muri per deviare il fiume di fuoco che l’assediava.

Il monastero si salva, ma non la chiesa ad esso annessa: infatti, viene «sconquassata» dall’arrivo della colata. Cambia fortemente l’aspetto dei terreni limitrofi al Monastero dei Benedettini. La sciara è alta 12 mt circa e ha divorato le coltivazioni, lasciando dietro di sé un paesaggio lunare.

Nel 1687, ben 18 anni dopo l’eruzione, incomincia la ricostruzione della chiesa annessa, plausibilmente su disegno dell’architetto romano Contini. Il Monastero del Cinquecento era costituito da un piano interrato, destinato a cantina e deposito delle derrate alimentari e a cucina; e due piani destinati ad accogliere le celle dei monaci, il capitolo, il refettorio, la biblioteca e il parlatorio, oltre che il Chiostro dei Marmi.

Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio del 1693 Catania trema. Il terremoto del 1693 viene considerato uno dei cataclismi naturali più devastanti per la Sicilia orientale: il Vallo di Noto [o Val di Noto] viene raso al suolo. Secondo gli esperti, le scosse raggiunsero magnitudo 7,7 della scala Richter. All’indomani del terremoto, la città è distrutta e gran parte dei catanesi è sepolta sotto le macerie.

Del Monastero cinquecentesco resta integro il piano interrato e parte del primo piano. Del chiostro restano erette 14 colonne; le altre cadono giù e si spezzano.

A partire dal 1702 - sono trascorsi ben 9 anni dall’evento catastrofico - inizia la ricostruzione; e il Monastero viene ripopolato da monaci provenienti da altri cenobi. Ingrandito rispetto alle pianta primigenia: al Chiostro dei Marmi o di Ponente, ricostituito e rinnovato da elementi tardobarocchi, si aggiunge il Chiostro di Levante, con il giardino e il Caffeaos in stile eclettico, e la zona nord con gli spazi destinati alla vita diurna e collettiva dei monaci: la biblioteca, le cucine, l’ala del noviziato, i refettori, il coro di notte.

Si sfrutta il banco lavico per realizzare i due giardini pensili: l’Orto Botanico – la villa delle meraviglie – e il Giardino dei Novizi. La chiesa di San Nicolò l’Arena, annessa al nuovo plesso monastico, viene pensata come una piccola San Pietro siciliana, ma resta incompiuta nel prospetto principale.

Ingrandito, decorato, rimaneggiato, il Monastero diviene uno dei conventi più grandi d’Europa: esso è secondo, tra quelli di ordine benedettino, solo a quello di Mafra in Portogallo.

Al cantiere benedettino partecipano grandi architetti come il polacco Stefano Ittar, e i siciliani Francesco Battaglia, Carmelo Battaglia Santangelo, Giuseppe Domenico Palazzotto. Le maestranze vengono chiamate da tutte le provincie: Palermo, Messina, Siracusa. Tra i più importanti architetti si annovera il palermitano Giovan Battista Vaccarini, a cui si deve la realizzazione delle Cucine e del Refettorio grande, oltre che il progetto della Biblioteca (oggi Biblioteche Riunite Civica e Ursino Recupero). Vaccarini aveva studiato a Roma, venendo dunque a contatto con i grandi architetti quali Fontana, Michetti, De Sanctis. I suoi punti di riferimento e di ispirazione restarono Bernini e Borromeo, che aveva studiato con passione e a cui sovente si rifaceva.

Nel 1866, con l’emanazione e l’applicazione delle «leggi eversive», il Monastero dei Benedettini diviene demanio regio. A partire dal 1868, vengono riadattati gli spazi adibiti ai cosiddetti usi “civili”. Si trattava prevalentemente di scuole, tra cui la più rinomata era l’Istituto Regio Carlo Gemmellaro; ma vengono anche allocati la Caserma Militare (nell’ala sud e nel cortile) e l’Osservatorio Astrofisico con il laboratorio di meteorologia e geodinamica (Cucine e Ventre, oggi Museo della Fabbrica).

Le nuove destinazioni d’uso sono causa di una serie di profonde, e alle volte irreversibili, modifiche che il Monastero subisce, nonostante il suo riconoscimento, all’indomani dell’Unità d’Italia, come Monumento Nazionale. Vengono cancellati buona parte degli affreschi, divisi i corridoi, soppalcati i tetti, introdotte superfetazioni per fare spazio ad uffici, palestre, latrine. L’Orto Botanico di quasi 5 ettari viene lottizzato e destinato ad accogliere i padiglioni del nuovo ospedale dedicato al re d’Italia, Vittorio Emanuele. La Chiesa di San Nicolò, che vive il suo ultimo momento di gloria con il Rettore Della Marra, incaricato personalmente dal cardinale Dusmet (ultimo abate del Monastero dei Benedettini di San Nicolò L’Arena), diviene bene di culto quindi in uso del Comune di Catania. La sacrestia, realizzata anch’essa dal Vaccarini, accoglierà il Sacrario dedicato ai caduti delle due guerre.

Solo la bellissima biblioteca monastica viene risparmiata. Alla raccolta libraria dei monaci, che include splendidi erbari, cinquecentine e bibbie miniate, si sommano le collezioni di altri ordini soppressi e di privati. Le Biblioteche Civiche Riunite Ursino Recupero oggi si compongono di tre principali ambienti: la sala lettura realizzata all’interno del museo dei benedettini, la circolare sala convegni, corrispondente al Refettorio Piccolo, e la sontuosa Sala Vaccarini, con le scaffalature lignee e gli affreschi alle pareti (in cui ancora oggi si trovano la collezione originaria del Monastero).

Destinato ai nuovi usi e alle esigenze dell’Italia unita, il Monastero dei Benedettini viene quasi dimenticato: alla magnificenza benedettina, nell’immaginario cittadino, si sostituisce la sede delle scuole simbolo di un’Italia che tenta di «fare gli italiani».

Solo nel 1977, nell’ambito di riqualifica del centro storico della città, il Comune di Catania dona il Monastero dei Benedettini all’Università degli Studi di Catania, che lo destina a sede della storica Facoltà di Lettere e Filosofia. Il progetto di recupero porta la firma dell’archistar Giancarlo De Carlo, grazie al quale nel 2008 il Monastero viene riconosciuto dalla Regione Siciliana quale Opera di Architettura Contemporanea. «Un progetto – scrive De Carlo – che preferisce togliere piuttosto che aggiungere, ritoccare piuttosto che sostituire, stendere una rete tra le parti piuttosto che giungere a una ridefinizione dell’insieme per punti».

Alla visione lungimirante dell’architetto De Carlo, del preside Giarrizzo e dell’Ufficio Tecnico d’Ateneo si deve oggi la restituzione del bene culturale alla comunità, che inoltre, dal 2002, diviene «Patrimonio dell’Umanità» insieme ad altri siti seriali che l’Unesco identifica come rappresentativi del tardo barocco della Sicilia sud-orientale.

Il recupero e l’adattamento del Monastero a sede universitaria, durato trent’anni, ha riportato alla luce il palinsesto della città dall’età romana ai giorni nostri: un intero quartiere romano, disegnato dagli assi viari cardo maximus (direzione nord-sud) e decumanus maximus (direzione est-ovest) e dalla presenza di domus di età tardo-ellenistica e di epoca imperiale. Gli scavi sono visibili nel cortile principale e sotto il plesso delle ex scuderie (oggi aule per la didattica). In particolare una domus con peristilio è custodita all’interno dell’attuale Emeroteca universitaria, integrata perfettamente alla fabbrica cinquecentesca e alle strutture sospese contemporanee, che permettono l’accesso agli studenti.

Oggi il Monastero, volendo citare le parole dell’architetto De Carlo, «nella sua struttura concreta, di spazio tridimensionale abitato, ha acquistato i segni di un luogo di giovani che sciamano da un punto all’altro dei suoi itinerari: un luogo di aria, di luce, di intensa comunicazione, di aspettative e promesse per il futuro. Attraverso l’alternanza di letture e progetti tentativi è stato scollato dall’involucro il vecchio sistema di significati e ne è stato steso uno nuovo che consente alla mirabile architettura antica di assumere trame, strutture e ruoli significanti per il mondo contemporaneo».

Il CESPES, promosso dal Dipartimento di Scienze Umanistiche, dal Dipartimento di Matematica e Informatica, e dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università degli Studi di Catania, nasce ufficialmente il 3 novembre 2015, quando il Magnifico Rettore dell'Università di Catania, prof. Giacomo Pignataro, firma il Decreto Rettorale n. 3817 del 3 novembre 2015 con cui istituisce il Centro.

Seminari Recenti

Bergamo, 16 marzo 2017, Conferenza della prof. M. V. Romeo su «Il concetto di malattia in Pascal».

Caltagirone (CT), 7 aprile 2017, Conferenza del prof. Giuseppe Pezzino su «Le tante declinazioni del bene comune».

Lecce, 13-14 aprile 2017, Seminario internazionale su «Gli studi cartesiani in Brasile». Due membri del CESPES alla Tavola rotonda: i proff. Giuliano Gasparri e Maria Vita Romeo.

Pubblicazioni Recenti

J.-B. Bossuet, Trattato sul libero arbitrio, trad. intr. e note di Maria Vita Romeo, CESPES-Fonti e Studi, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2016.

J. Laporte, Il razionalismo di Descartes, trad. intr. e note di Maria Vita Romeo, CESPES- Biblioteca del Centro Interdipartimentale di Studi su Pascal e il Seicento, Brescia, Morcelliana, 2016.

M. Richter (a cura di), Allocuzioni di Immortali. Discorsi all’Accademia francese fra Sei e Settecento, CESPES-Fonti e Studi, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2017.

J.-B., Bossuet, Trattato sulla conoscenza di Dio e di se stessi, a cura di Elisabetta Todaro, CESPES-Fonti e Studi, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2017.

Ch. Dufresny, Divertimenti seri e buffi, a cura di Giuseppe Pezzino, CESPES-Fonti e Studi, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2017.

Direttore


Maria Vita Romeo
Professore associato di Filosofia Morale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università degli Studi di Catania. Insegna Filosofia Morale, presso il Corso di Laurea in Filosofia, ed Etica Moderna presso il Corso di Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche.

Consiglio Direttivo


Santo Burgio, Università di Catania
Simone Faro, Università di Catania
Giuliano Gasparri, Università di Enna
Luigi Ingaliso, Università di Catania
Alessandro Pluchino, Università di Catania
Simona Todaro, Università di Catania
Gaetano Vittone, Università di Catania
Massimo Vittorio, Università di Catania

Comitato Scientifico


Membri Onorari:
Carlo Carena, Einaudi Editore
Dominique Descotes, Univ. de Clermont-Ferrand
Gerard Ferreyrolles, Univ. de Paris-Sorbonne
Giancarlo Magnano San Lio, Università di Catania
† Jean Mesnard, Ac. des sc. morales et politiques
Giuseppe Pezzino, Univ. di Catania
Philippe Sellier, Univ. de Paris-Sorbonne

Membri Effettivi:
Paolo Amodio, Univ. Federico II di Napoli
Massimo Borghesi, Università di Perugia
Domenico Bosco, Università di Chieti-Pescara
Vincent Carraud, Université de Paris-Sorbonne
Denis Kambouchner, Université de Paris I
Denis Moreau, Université de Nantes
Michael Moriarty University of Cambridge
Richard Parish, University of Oxford
Martine Pecharman, Maison Française d'Oxford
Laurent Thirouin, Université de Lyon